martedì 4 settembre 2012

IL POPOLO DEI KIKUYU (KENIA)

Ho parecchi amici Kikuyu a loro voglio dedicare questo post e queste immagini. ovviamente le info sono tratte da wikipedia.
Storia


La storia antica dei Kikuyu è strettamente legata a quella degli altri popoli bantu della zona del Monte Kenya. Ritengono che gli altri gruppi etnici di questa zona fossero originariamente Kikuyu essi stessi, e che il dio Ngai li abbia divisi (e trasferiti altrove) per evitare che i Kikuyu diventassero troppo numerosi. I Kikuyu ritenevano di essere i prediletti di Ngai e difesero sempre strenuamente la loro terra; particolarmente conflittuale fu il rapporto con i Masai.

I Kikuyu furono uno dei gruppi etnici più ostili ai colonizzatori inglesi. Secondo un racconto tramandato dagli anziani, il saggio Moro wa Kebiro aveva previsto che i "Mothongo" ("coloro che passano", ovvero gli inglesi che i Kikuyu avvistavano a volte nei pressi del loro territorio) avrebbero portato la carestia e il pianto: "non permettete che passino accanto alle vostre case, perché subito le vorranno". Nelle lotte per l'indipendenza kenyota i Kikuyu svolsero un ruolo notevole; da questa etnia provenivano anche la gran parte dei ribelli Mau-Mau. Il primo presidente del Kenya, Jomo Kenyatta, era un Kikuyu.
Cultura [modifica]
Mito dell'origine e religione [modifica]

Donna Kikuyu


Nella religione tradizionale kikuyu esiste un solo dio, chiamato Ngai o Mogai (adorato anche da Maasai e Kamba). Ngai vive sulla cima del Monte Kenya, che i Kikuyu chiamano KirinYaga o KerenYaga; qui egli assume la forma di MweneYaga, "potere soprannaturale". All'origine dei tempi, Ngai creò l'acqua, la terra, la foresta, la savana, le montagne e il deserto. Poiché si sentiva solo, cercò un compagno nel suo cuore, e trovò un uomo buono e giusto di nome Kikuyu, che lo venerava. Ngai portò Kikuyu sul Monte Kenya, per mostrargli dall'alto il mondo che aveva preparato per lui. Quindi, disse a Kikuyu di costruire la propria casa a Mokorwe wa Gathanga, dove crescono i fichi selvatici sacri, Mikoyo.

Quando Kikuyu giunse a Mokorwe wa Gathanga, specchiandosi nell'acqua, vide alle proprie spalle la donna, e la chiamò Mumbi, "la modellatrice". Da Mumbi Kikuyu ebbe nove figlie: Acira, Agaciko, Airimo, Ambui, Angare, Angiru, Angui, Etaga e Aiterando. Kikuyu pregò Ngai di dar loro marito, e Ngai creò per loro nove uomini, a condizione che tutti vivessero accanto al padre, che le donne fossero capofamiglia e che loro fossero gli attrezzi per lavorare i campi. Dalle nove famiglie nacquero i nove principali clan (muherega) dell'etnia kikuyu, i cui nomi ricordano quello delle madri ancestrali (Wacira, Wagaciko, Wairimo, Wambui, Wangare, Wangiru, Wangui, Wetaga e Waiterando).

Col passar del tempo, le donne si fecero crudeli e autoritarie, imponendo agli uomini anziani compiti troppo gravosi e praticando la poliandria con i più giovani. Per opporsi a queste ingiustizie, gli uomini si misero d'accordo in modo da mettere incinte tutte le donne nello stesso momento, in modo da poter approfittare della loro debolezza e riprendere il potere conquistando gli attrezzi per lavorare i campi. La rivolta ebbe successo e mise fine al matriarcato presso i Kikuyu. Venne ripristinato il rispetto degli anziani e i lavori più gravosi furono affidati agli uomini giovani. Il potere fu affidato a capi-clan anziani, ma anche questi finirono per abusare del proprio potere. Una generazione di giovani chiamata Mwangi si ribellò e stabilì le basi del nuovo sistema Irongo, nel quale giovani e anziani si sarebbero alternati al potere ogni quarant'anni circa, durante la cerimonia dell'Itikwa.
Società [modifica]

Quando i Kikuyu incontrarono gli Europei, la società kikuyu era ancora basata sull'Irongo. Durante il colonialismo, gli inglesi si opposero a questo sistema e lo abolirono definitivamente nel 1925.

Attualmente, la società kikuyu è organizzata secondo tre tipi di strutture: la famiglia, con discendenza patrilinea, la tribù (mbari), e una suddivisione basata sull'età e sul sesso (i riika). Il potere è esercitato da un complesso sistema di assemblee (kiama) di diversi livelli e con diversi gradi d'autorità, ma sempre con meccanismi decisionali basati sul consenso collegiale. Il passaggio di un individuo da un kiama a un altro di livello superiore è associato a requisiti relativi alla struttura familiare (per esempio, il numero di figli) e viene pagato con una capra da sacrificare durante la cerimonia della "promozione".

Fatta eccezione per i convertiti al Cristianesimo, i Kikuyu sono poligami. La moglie più anziana gode di un particolare rispetto ma non esiste una struttura gerarchica vera e propria fra le mogli. Ogni moglie accudisce i propri figli; il legame fra fratellastri è sentito ma molto inferiore rispetto a quello fra fratelli figli della stessa madre.

I Kikuyu sono un popolo di agricoltori, e il tema possesso della terra è onnipresente nella loro cultura; per esempio, i giuramenti vengono fatti con una manciata di terriccio in mano. Ai giovani maschi appartenenti al "gruppo d'età" dei guerrieri è affidato il compito fondamentale di proteggere il terreno. La terra è considerata proprietà familiare, e il capofamiglia può disporne; alla sua morte, questo potere passa al figlio maggiore.
Riti tradizionali [modifica]

Uno dei primi riti nella vita di un Kikuyu è la perforazione del bordo superiore dell'orecchio (ndoghera), intorno ai 4 o 5 anni. Il lobo viene perforato intorno agli 11 anni, e in quella circostanza il padrino (uno zio materno) riserverà alcune delle proprie capre, che serviranno in seguito per pagare il prezzo associato ai successivi riti di passaggio. Il processo del passaggio all'età adulta si completa con la circoncisione (intorno ai 12-15 anni; un tempo questa cerimonia si teneva più tardi, fra i 18 e i 20). L'iniziazione delle donne culmina invece nella clitoridectomia.

Il rito successivo all'iniziazione all'età adulta è il matrimonio. Le ragazze in età da marito indossano i loro gioielli migliori, e il pretendente si presenta alla famiglia con una frase convenzionale: "non mi chiedete cosa mi ha portato a farvi visita?". Segue un periodo di trattativa per stabilire l'ammontare della dote che la famiglia dello sposo verserà alla madre della sposa. Il matrimonio è preceduto da un "rapimento" rituale della sposa da parte delle donne della famiglia dello sposo, che portano la ragazza nella capanna dello sposo, fra canti e danze. Quando i due novelli sposi escono dalla capanna, la moglie prende dal fuoco una spalla di capra arrostita e pronuncia un'altra frase rituale: "anche quando non sarai in grado di provvedere al tuo stesso cibo, resterò al tuo fianco". Le donne del clan della sposa ripetono lo stesso gesto rivolgendosi ai parenti maschi dello sposo, dicendo: "siamo ormai parenti". La sposa quindi versa del latte fermentato detto ucciorro allo sposo, e dice: "d'ora in poi sarò io a ubriacarti". Lo sciamano (mondomogo) conclude la cerimonia invocando gli spiriti.
Kikuyu celebri
All'etnia kikuyu appartengono sia Jomo Kenyatta, primo presidente del Kenya, che Mwai Kibaki, terzo presidente. Uno dei più celebri autori della letteratura africana, Ngugi wa Thiong'o, è un kikuyu; dopo le prime opere in inglese, Ngugi ha preso a scrivere soprattutto in gikuyu e swahili.

Wangari Maathai, Premio Nobel per la pace nel 2004, appartiene all'etnia Kikuyu.

lunedì 3 settembre 2012

CHI SONO GLI ULEMA NELL'ISLAM

da wikipedia.

Gli ulema (arabo: علماء, `Ulamā, singolare `Ālim) sono i dotti musulmani di "scienze religiose" (‘ulùm al-diniyya). In area iranofona il termine maggiormente usato è quello di mullā o mollā che deriva dal termine arabo "mawlā", da tradurre come 'signore' o 'maestro': termine con cui ci si rivolge ai dotti musulmani.

Letteralmente il termine significa "sapienti, dotti, saggi" ma la loro scienza non è quella delle cosiddette scienze esatte bensì quella, ritenuta dall'Islam più significante, della conoscenza della Volontà di Dio, il più delle volte difficile da penetrare.

Di conseguenza al termine non può riferirsi il filosofo (Faylasuf), che ama certamente indagare con le armi del raziocinio, nel convincimento che la ragione umana possa giungere a comprendere in tutto o in parte il Mistero divino: concezione contro la quale si esprime tuttavia la stragrande maggioranza dei musulmani che considera questo iter gnoseologico (conoscitivo) assai improbabile, se non addirittura impossibile, secondo lo stesso principio che guidò, prima della Tomistica, i teologi cristiani - tra cui Giovanni Scoto Eriugena - che affermavano l'inconoscibilità di Dio se non per Grazia ricevuta. Tale cammino gnoseologico può e deve invece avvenire (secondo i dotti) solo percorrendo e applicando alla lettera la Rivelazione, senza mai discostarsene in modo marcato, sia pure a livello d'interpretazione, aprendo le porte alle correnti "fondamentalistiche" e "letteralistiche" dell'Islam.
Studi del Corano e della Sunna (che insieme formano, sotto un profilo giuridico, la Sharì'a) sono quelli che formano la conoscenza della Via che Dio impone all'uomo di percorrere. Quanti si rifanno al misticismo - che, in ambito islamico, meglio sarebbe definire "esoterismo" (sufismo) - o, appunto, alla filosofia, non sarebbero quindi tecnicamente definibili ‘ulamā’ .

PROCESSO A RIMSHA. GLI ULEMA CHIEDONO LA SUA LIBERAZIONE


Ancora un rinvio dovuto ad un improvviso sciopero degli avvocati pachistani ha fatto slittare la possibile liberzione di Rimsha, la piccola cristiana pakistana affetta da sindrome di down che viene processata dal tribunale islamico in quanto accusata di blasfemia per aver bruciato alcune pagine del Corano. Ieri vi abbiamo dato notizia del primo colpo di scena, infatti il tribunale ha arrestato l'imam che accusava la bambina, in quanto in base ad una testimonianza egli stesso avrebbe bruciato alcune pagine del Corano per poi darne la colpa alla piccola, che rischia fino alla pena di morte o l'ergastolo se riconosciuta colpevole. Ora il processo è stato aggiornato a venerdi prossimo. La piccola Rimsha si trova rinchiusa in un carcere pakistano anche se pare che le sue condizioni di detenzione non siano cosi brutali come annunciato in un primo momento, anche se comunque la lontananza dalla sua famiglia si fa sentire sempre piu. Intanto in attesa che il tribunale si esprima, il consiglio nazionale degli Ulema pakistani hanno chiesto la sua liberazione ed hanno chiesto che la piccola sia protetta, e si sono offerti loro stessi per proteggere la piccola dai malintenzionati. 
Orme aderisce alla campagna di tutela della bimba che prevede una raccolta di firme alla quale si può aderire collegandosi al link qui sotto riportato. 

domenica 2 settembre 2012

CHI ERA IL CONTE DRACULA???

FATTI ED AVVENIMENTI STORIOGRAFICI DEL CONTE DRACULA DA WIKIPEDIA

Nel suo capolavoro, Stoker compie un'approfondita ricerca storica e folcloristica per creare un personaggio che doveva incarnare tutti gli stereotipi negativi dello "straniero".

Così, quando all´inizio del romanzo, Dracula traccia la sua genealogia, in essa Stoker mette Attila, re degli Unni, i vichinghi "giunti dall´Islanda" (che permettono quindi a Dracula di invocare più volte in suo aiuto le divinità nordiche di Thor e Odino), i Székely, fiera nazione ungherese a cui era dato l´incarico di difendere i confini orientali del Regno d'Ungheria, e - naturalmente - Vlad Ţepeş tanto denigrato dalla pubblicistica transilvana ungherese-sassone.

Stoker quindi stravolge l´origine etnica del Dracula valacco, storicamente esistito come Vlad Ţepeş, e ne fa un esponente di quel "Nordicum" barbarico, "vagina gentium" dominato da popolazioni, celtiche, turche, unne, ugro-finniche, iraniche, germaniche e slave, che tanto aveva impaurito nei secoli i popoli dell´Europa mediterranea[1]. Si dice che il conte avesse degli eredi che hanno cambiato il nome. La famiglia Stanciu visse vicino al potere politico fino alla rivoluzione del 1989 a cui parteciparono. Sono i diretti discendenti di Vlad Tepes.

Recentemente il ritrovamento di alcuni articoli di giornale tra i documenti di Stoker, ha fatto presumere che in realtà lo scrittore fosse stato ispirato non dalle vicende del principe Vlad III, bensì da un fatto accaduto, e documentato, alcuni anni prima della pubblicazione del romanzo, nel New England nella cittadina di Exter. Nel 1892 la morte della diciannovenne Mercy L. Brown, sconvolse la famiglia e la cittadina di Exter. La ragazza morì per una malattia molto particolare che colpì e portò al decesso già della madre Mary e della sorella Mary Olive qualche anno prima. La malattia causava in particolare sintomi quale pallore e mancanza di appetito, oggi questa malattia è nota come tubercolosi, ma allora si parlò di vampirismo. Quando subito dopo anche il fratello di Mercy venne colpito dalla stessa malattia il paese iniziò a credere che uno dei membri della famiglia si fosse trasformato in vampiro dopo il decesso. Tale sospetto portò alla riesumazione dei tre corpi delle donne, quello di Mercy venne trovato intatto a differenza degli altri due che erano invece ormai decomposti, aveva poi lo stomaco gonfio, sangue alla bocca e unghie e capelli cresciuti, inoltre al momento dell'apertura della bara emise un suono gutturale. Considerando che Mercy era deceduta da pochissimo tempo, a differenza della madre e della sorella la cui morte risaliva a qualche anno prima, oggi tutto questo è ampiamente spiegato col processo di decomposizione, durante il quale la pelle seccandosi si restringe, questo fa apparire le unghie più lunghe, la decomposizione degli organi interni crea gas nella cassa toracica che si gonfia facendo risalire i liquidi attraverso l'esofago; l'apertura della bara non fa poi che creare una differenza di pressione che fa fuoriuscire i gas presenti all'interno del corpo attraverso la bocca creando un suono gutturale. Il padre di Mercy vedendo ciò mise un paletto di legno nel petto e bruciò il corpo facendo bere le ceneri al figlio. Morì anche questo qualche mese dopo. I fatti vennero riportati dai giornali dell'epoca e alcuni di questi ritagli sono stati trovati dagli appunti di Stoker. Considerando che la vicenda risale al 1892, ben 5 anni prima della scrittura del romanzo, si può ragionevolmente pensare che questi più che la vita del principe Vlad III, abbiano influenzato lo scrittore.[2].

Per un personaggio come quello di Dracula nessuna regione d'Europa poteva meglio adattarsi che la Transilvania, terra che fino alle pulizie etniche del XX secolo era un crogiuolo inestricabile di nazioni, popoli, religioni e credenze provenienti da tutti gli angoli del continente europeo e asiatico.

Posta all´estremo confine della "civiltà occidentale" (è li che si collocano le più orientali tra le città in stile mitteleuropeo, con i tipici edifici romanici, gotici (vedi per esempio il Castello Hunyad o la città di Segesvár) e barocchi), con i suoi alti monti della catena dei Carpazi, abitata già da nobili nazioni guerriere come i Daci, i Goti, gli Unni, gli Ungari, la Transilvania[3] si adatta bene a fare da sfondo alle storie del romanzo gotico di Stoker.

Sul substrato storico e ambientale transilvano si innestano quindi bene gli elementi folclorici usati da Stoker, che sono molti perché il mito del vampiro è vecchio quanto il mondo e le leggende sui succhiasangue e sui morti viventi sono antiche e terribili, alimentate dalla superstizione e spesso dall'ignoranza.

L´innesto principale del Dracula di Stoker è comunque sulla figura storica del principe Vlad III di Valacchia (2 novembre 1431-dicembre 1476), che governava la regione immediatamente a sud della Transilvania, la Valacchia appunto, terra di confine tra le terre della Corona di Santo Stefano e l´Impero ottomano. Vlad III di Valacchia era figlio di Vlad II e sappiamo che fu investito dell'Ordine del Dragone da Sigismondo di Lussemburgo, re d´Ungheria e imperatore, di cui derivò l'appellativo del figlio Draculea: figlio del Dragone (il termine 'drac' sta a significare anche 'demonio', pertanto Draculea può, a buona ragione, essere tradotto anche come 'figlio del demonio').

La figura di Vlad III, vissuto in un'epoca e in condizioni non certo facili, ha ereditato un'aura storica tutt'altro che lusinghiera, essendo divenuto famoso come il despota sanguinario Vlad Ţepeş, ovvero Vlad l'impalatore. Furono soprattutti i Transilvani, ed in particolare i Sassoni, a ritrarre e diffondere un'immagine di Vlad III particolarmente macabra, a causa dei suoi ripetuti attacchi alle ricche città della Transilvania e la sua instabilitá nel rispettare le alleanze con il re d´Ungheria (che lo tenne prigioniero per dieci anni nei pressi di Budapest, a Visegrád). Secondo le cronache dell´epoca, infatti, il supplizio, appreso durante la prigionia turca, che Vlad III preferenzialmente infliggeva ai nemici era quello dell´impalatura.

Per quanto riguarda invece il tema del vampirismo, esso fu affrontato già da Goethe nel 1797 nella sua ballata La sposa di Corinto (Die Braut von Korinth). Successivamente, nel 1819, su un periodico inglese (il New Monthly Magazine) venne pubblicato un racconto intitolato The Vampire, recante la firma di George Gordon Byron. In realtà il vero autore era John William Polidori, medico personale e intimo amico di Lord Byron, e l'idea del racconto aveva preso forma già nel 1816: nell'estate di quell'anno infatti Lord Byron ospitava a Villa Diodati (la sua villa sul Lago di Ginevra) Percy Bysshe Shelley, la sua futura moglie Mary Wollstonecraft Godwin e lo stesso John Polidori. La compagnia, costretta in casa dalla pioggia, si dilettava nel leggere storie tedesche di fantasmi, quando insieme decisero di scrivere ciascuno un racconto dell'orrore. Il maltempo non si protrasse a lungo, e gli unici a tener veramente fede al loro impegno furono Mary e Polidori: la prima col suo Frankenstein; il secondo dando vita al Vampire Lord Ruthven. Fu così che la figura di Lord Ruthven ispirò largamente il Dracula di Stoker, soprattutto per quanto riguarda l'aspetto fisico.

Tra le altre fonti letterarie, o comunque tra i romanzi che stilisticamente si avvicinano all'opera di Stoker e che pertanto potrebbero averlo influenzato nella scelta dello stile e del racconto, è da annoverare, innanzitutto La Pietra di Luna di Wilkie Collins, raccontato, come Dracula, da un'alternarsi di narratori che vanno, vengono e ritornano a più riprese.

Il romanzo, poi, al pari del Frankenstein di Mary Shelley, si compone di passi tratti dai diari e dalle lettere dei protagonisti; sul fronte dei diari, comunque, non si può non ricordare quella pietra miliare dell'horror che è Storia di Arthur Gordon Pym, del maestro del brivido Edgar Allan Poe, proprio per il pesante utilizzo che fa Stoker della narrazione per mezzo del diario. Le atmosfere, infine, richiamano l'Amleto di William Shakespeare, con i suoi complotti, l'aria oscura e gotica, i passaggi segreti e i misteri che ogni personaggio nasconde, e infine con il sacrificio di tanti innocenti alla causa del potere, della vendetta e del sangue, proprio come in Dracula.

La storia, come molte storie di altri autori, nasce da un incubo che Stoker ebbe dopo una scorpacciata di gamberi fatta in compagnia dello storico e amico ungherese Ármin Vámbéry, che lo guidò e lo aiutò durante la stesura, soprattutto nella descrizione dei luoghi, uno dei punti di forza del romanzo.

Come detto, la storia si svolge come raccolta di selezioni dai diari e dalle lettere dei protagonisti, componendo la vicenda un po' come Foscolo fece con il suo Jacopo Ortis: l'obiettivo era certamente quello di dare una parvenza di realtà alle vicende fantastiche che Stoker stava raccontando, proprio come Howard Phillips Lovecraft faceva nei suoi romanzi e racconti, nei quali venivano ritrovati antichi diari, vecchie pergamene e il tutto veniva ricostruito come se fosse un'inchiesta giornalistica.
http://it.wikipedia.org/wiki/Dracula

CHE COS'è IL SATANISMO



DA wikipedia
Le origini dei movimenti religiosi aventi come culto la figura di Satana non possono essere fatte risalire anteriormente al XIX secolo.[2]: in particolare, secondo Dawn Perlmutter, la nascita del satanismo, inteso come fenomeno religioso, potrebbe essere fatta risalire alla figura di Aleister Crowley e ai suoi scritti[3].

Illustrazione dal Compendium maleficarum (1620 circa)

Tuttavia, a cominciare dal XV secolo, si era diffusa la credenza, in ambito cristiano, dell'esistenza di fenomeni organizzati di devozione di Satana, che furono condannati, indipendentemente dalla loro veridicità, in opere di stregoneria quali il Malleus Maleficarum (circa 1486) ed il Compendium maleficarum[4]. È opinione degli studiosi che siano state effettivamente celebrate delle "Messe nere" alla corte del re francese Luigi XIV aventi lo scopo di denigrare il culto cattolico[5].

Nel 1966 il californiano Anton LaVey (1930-1997) fondò a San Francisco la Chiesa di Satana, diffondendo questo culto prima negli Stati Uniti e, successivamente, in Europa, durante il periodo della cosiddetta controcultura [6]. In questo contesto venne proposto il "mito" dell'esistenza di un "satanismo antico" che andava recuperato al fine di generare un autentico "satanismo moderno". La stessa biografia "leggendaria" di Anton LaVey è oggi messa in discussione[7].

Nel 1975 Michael Aquino, il quale aveva aderito nel 1969 alla Chiesa di Satana fondata da LaVey, se ne distaccò per fondare un movimento satanista alternativo, il Tempio di Set[8].

Il tramonto della controcultura ha progressivamente ridotto il proselitismo delle Chiese sataniche anche se non ha ridotto l'interesse per il satanismo. Durante gli anni ottanta negli Stati Uniti, in Canada e in Europa le autorità pubbliche, allarmate da una serie di episodi criminali, sospetti o presunti rinvenimenti di sacrifici umani o animali, nonché da numerose testimonianze di psicoterapeuti che riferivano di abusi satanici durante l'infanzia da parte di loro pazienti, nonché testimonianze di bambini maltrattati, hanno avviato una serie di indagini coinvolgendo le chiese sataniste e creando "allarme sociale" intorno ai loro culti. David G. Bromley[9] evidenzia tuttavia che non vi è alcuna prova del coinvolgimento della Chiesa di Satana e del Tempio di Set in questi presunti accadimenti, i quali, peraltro, sono stati frequentemente via via spiegati diversamente. Questi accadimenti, occorsi negli anni ottanta, hanno ridotto drasticamente, sempre secondo David G. Bromley, la diffusione delle Chiese di Satana[10].
Movimenti satanici [modifica]

Esistono differenti tipi di movimenti satanici. Massimo Introvigne e il CESNUR hanno classificato cinque diverse tipologie di satanismo.[11][12]

Croce capovolta (Croce di San Pietro): uno dei simboli ricorrenti del Satanismo
Satanismo razionalista [modifica] Per approfondire, vedi le voci Satanismo di LaVey e Chiesa di Satana.


Il "Satanismo razionalista" nasce nella seconda metà del XX secolo per opera del suo fondatore Anton S. LaVey, che, attraverso La Bibbia Satanica, tentò di dare un fondamento razionale e compiuto al satanismo. LaVey fondò la Chiesa di Satana. Il "Satanismo razionalista" è concepito in chiave estremamente materialista, edonista, anticristiana ed umanista: i suoi aderenti, pur non credendo in alcuna divinità, adottano il nome "Satana" - considerato il ribelle contro il Dio cristiano e, dunque, come una figura emblematica di ribellione contro il sistema di valori cristiani - in contrapposizione alla dottrina cristiana, che ritengono oscurantista in quanto mortificherebbe l'uomo, togliendogli ogni valore. Essi si propongono di divinizzare l'uomo, facendone oggetto di culto con l'elevarlo al di sopra di ogni cosa.
Luciferismo [modifica] Per approfondire, vedi la voce Lucifero#Il_Lucifero_gnostico.


In questo contesto troviamo la figura di Lucifero, il quale viene venerato come principio del "bene" e non del "male"; proprio in opposizione al dio del male e creatore del mondo: il Demiurgo. Questo perché Dio ha voluto negare agli uomini la conoscenza, che invece ha offerto Lucifero sotto forma di serpente dell'Eden. Per i luciferiani (o luciferisti), la salvezza si raggiunge tramite la conoscenza, mentre i dogmi e la cieca fede sono solo un ostacolo; proprio per questo, la maggioranza dei luciferiani si definisce agnostica e continuamente alla ricerca della conoscenza.[senza fonte] Un esempio di "Luciferismo è dato dalla Process Church of the Final Judgment fondata a metà degli anni sessanta dall'inglese Robert De Grimston ed oggi scomparsa [13].
Satanismo occultista [modifica] Per approfondire, vedi la voce Tempio di Set.


In questo ambito "Satana" viene venerato come colui in grado di premiare chi si schiera con lui. Secondo Massimo Introvigne i "satanisti occultisti" tengono ben presente il racconto riportato dalla Bibbia. A questa categoria appartengono, ad esempio, il Tempio di Set fondato da Michael Aquino e le Chiese di Satana presenti a Torino[14].
Satanismo acido [modifica]

Il "Satanismo acido" è un fenomeno proprio della sottocultura giovanile, ossia di quei gruppi di giovani dediti a episodi criminosi, tra cui azioni violente, profanazione di cimiteri, l'abuso e lo spaccio di droga, che essi dichiarano di compiere in nome di Satana e contro il Dio cristiano[15].
Satanismo spirituale [modifica]

Il Satanismo spirituale è un movimento culturale che si discosta dalle altre forme di satanismo. In questo culto Satana non rappresenta il male, ma viene visto come una divinità precristiana. Come il satanismo razionalista si prefigge l'accrescimento dell'individuo, ma si differenzia da questo dal fatto che Satana non è visto come archetipo, ma come essere reale.[12]

RIMSHA: IL TRIBUNALE ISLAMICO ARRESTA L'IMAM


Colpo di scena (positivo) al processo contro Rimsha Masih la ragazzina pakistana cristiana affetta da sindrome di down ed accusata di blasfemia che rischia la pena di morte o in via alternativa l'ergastolo, il cui processo è in corso davanti ad una corte islamica in Pakistan e per la quale anche Orme si è mobilitata per raccogliere le firme per chiederne la salvezza. Il tribunale islamico con un colpo di scena ha infatti arrestato l'imam che accusava la bambina di aver bruciato alcune pagine del corano. Il tribunale ha arrestato l'imam in quanto viene accusato di aver artefatto le prove contro la bimba. Il processo riprende domani. Ovviamente non è ancora detto che Rimsha sarà scagionata ma sicuramente si tratta di un passo molto importante. Grazie anche a tutti gli amici di Orme che hanno firmato per salvare la vita a Rimsha.

la notizia riportata dall'ANSA
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2012/09/02/Pakistan-arrestato-imam-accusatore-bimba-blasfema-_7411471.html

sabato 1 settembre 2012

ORME PRESENTA: GLI GNOMI

ORME PRESENTA : GLI GNOMI


Origine del nome
L'origine del loro nome è incerta; sembra che il primo a usare la parola Gnomo sia stato molto tempo fa un alchimista di nome Paracelso. Il termine deriva da "gnomizo" che in greco vuol dire "conosco" e gli Gnomi infatti sono creature sapienti che conoscono i misteri della natura e sanno tutto quel che c'è da sapere sulle piante e sugli animali, compresi alcuni segreti che l'uomo, nonostante la sua scienza, ancora non è capace di spiegare.
Aspetto fisico
Lo gnomo del bosco o della foresta è forse il più comune, non ama farsi vedere dagli uomini. La vita di uno gnomo dura circa 400 anni, la loro vita è sana, non mangiano molto e fanno tanto esercizio. Fumano la pipa che, mentre si fuma, tocca per terra.
Statura
Lo gnomo dei boschi adulto è alto 15 cm (senza berretto) e pesa 300 grammi il maschio e 250/275 grammi la femmina.
Corporatura
La corporatura è tozza, ma agile e robusta. E’ sette volte più forte di un uomo e anche la sua intelligenza è superiore. Possono correre molto in fretta e saltare molto in alto. Tiene i piedi leggermente rivolti in dentro, per essere più veloce nella corsa.
Viso
l viso è caratterizzato da una folta barba, che diventa grigia prima dei capelli. La carnagione è chiara, ma le guance paffute sono rosse, specialmente quelle dei più anziani. Il loro viso esprime serenità, sembrano miti, dolci, a volte pensierosi ed in altre occasioni vivaci e gai. Possono diventare minacciosi, se occorre e si spaventano di rado. Hanno timore solo delle puzzole.
Naso
Il naso è diritto, leggermente rivolto all’insù.
Occhi
Generalmente gli occhi sono grigi, ma possono essere anche di altri colori. Sono sempre circondati da molte rughe, quelle che sono dette rughe del sorriso. Sono espressivi, limpidi e brillanti, vispi e furbi come loro. Vede benissimo al buio.
Bocca
La bocca si vede poco perché è mascherata dalla barba, tuttavia, sembra che sorrida spesso.
Gusto
Gli gnomi percepiscono solo quattro sapori: dolce, salato, acido e amaro

Udito
Le sue orecchie sono relativamente grandi e possono essere puntate e rigirate in ogni direzione.
Odorato
Il loro naso è particolarmente grande, capace di seguire un odore familiare e capisce cosa avviene nella foresta. Così sente e riconosce alberi, muschi e piante medicinali, insetti, animali, pietre, metalli, l’acqua e gli uomini. Inoltre, gli gnomi sanno prevedere che tempo farà, i terremoti, le inondazioni o gli incendi.
Hanno anche il senso della direzione, perciò non si perdono mai. Gli gnomi si salutano strofinandosi il naso a vicenda, anche per vedere attentamente negli occhi dell’altro e vedere i suoi segreti.
Abbigliamento
Indossa una camicia blu, poi i pantaloni verde marrone, gli stivali di feltro, di corteccia di betulla o zoccoli di legno. Intorno alla vita porta una cintura di pelle con attaccata la borsa degli attrezzi: coltello, martello, trapano, lima, ecc. Ma, la cosa più importante è il lungo cappello a cono, di colore rosso. Lo gnomo non se lo toglie mai, lo riceve da bambino e lo tiene per tutta la vita. Con questi vestiti vistosi si fa riconoscere dagli animali predatori, che così evitano di mangiarlo per sbaglio.
La gnoma, invece, che resta quasi sempre in casa, indossa un vestito grigio o kaki. La gonna è lunga fino alle caviglie. Da ragazza porta un cappello grigio, da cui spuntano le trecce. Dopo sposata, nasconde i capelli sotto un fazzoletto ed il cappello è di colore più scuro.