giovedì 15 ottobre 2015

LA NOTTE INSONNE DI MANTOVANI A SAN VITTORE

Le lacrime in una notte insonne, la prima a San Vittore, passa
ta a pensare ai figli, Lucrezia e Vittorio, tutti e due chiamati a raccolta l’altra mattina, «per un abbraccio e un saluto», prima di essere portato in carcere. Quando la Guardia di Finanza martedì si è presentata all’alba a Cascina Vittoria, l’abitazione di Arconate, Mario Mantovani, il «Faraone della Lombardia» arrestato per corruzione, pensava a una perquisizione, com’era già avvenuto del resto per il suo architetto di fiducia, Gianluca Parotti: «Mai mi sarei aspettato di finire qui», dice l’ex assessore della Sanità e numero due della Regione a chi è andato a trovarlo. All’avvocato Roberto Lassini, amico di vecchie campagne contro i pm ai tempi dei processi contro Silvio Berlusconi e oggi suo legale, consegna la linea di difesa: «Sono finito in un inferno da innocente». Con gli amici politici, invece, si lascia andare all’amarezza: «La mia immagine politica è distrutta». Cella 117, Terzo raggio, quello destinato ai colletti bianchi finiti nelle grane con la giustizia, dieci metri quadrati con un letto a castello e un altro di fianco. Una mini-cucina e il bagno. La televisione sempre accesa. Ora il suo mondo è questo. Mantovani vuole seguire in diretta le notizie che lo riguardano. Non può leggere i quotidiani e chiede informazioni, il desiderio è sapere quel che si dice - e scrive - fuori: «Sono stato molto massacrato?». 
In tuta da ginnastica scura, le scarpe da tennis, il volto segnato di chi ha trascorso la notte in prigione. Dopo tutti i dossier scottanti che ha maneggiato come assessore alla Sanità (prima che il governatore Roberto Maroni lo silurasse), adesso sfoglia nervosamente le 216 pagine con le accuse che l’hanno portato in carcere. Per «una spiccata attività criminale», scrive la Procura. Sull’ordinanza Mantovani mette punti interrogativi, punti esclamativi e parentesi. Prima di costruire un impero di case di riposo, foraggiate con soldi pubblici, era un insegnante: e adesso - racconta chi l’ha visto - sembra un docente impegnato a correggere i compiti a casa. Uno dei suoi compagni di cella, a San Vittore da 14 anni, prepara un piatto di spaghetti anche per lui. Ma lo sguardo torna subito sulla porta d’acciaio blindata e con il finestrino. La sensazione è quella di sentirsi rovinato. Anche se Mantovani è determinato a difendersi. 
Tra chi l’ha incontrato in carcere c’è anche Matteo Salvini, il leader della Lega, entrato a San Vittore non tanto da politico, ma come uomo preoccupato per le condizioni di un altro detenuto, il braccio destro di Mantovani Giacomo Di Capua, anche lui agli arresti per corruzione. È diventato papà da pochi giorni. 
Gli amici più stretti hanno sempre definito Mantovani «un uomo a cui spari, ma non riesci a fargli uscire sangue», proprio per la sua capacità di restare impassibile in qualsiasi situazione. Ma la giornata in carcere è lunga e l’avvocato Lassini è preoccupato: «Temo per la sua tenuta psicofisica - dice -. L’ho visto provato anche se è un uomo forte. Nei suoi occhi ho trovato lo smarrimento che fu il mio 20 anni fa (Lassini fu arrestato da sindaco di Turbigo, ma poi assolto, ndr ). Quello di un innocente».

mercoledì 14 ottobre 2015

MANTOVANI DOMANI INTERROGATORIO DI GARANZIA

INTANTO SI AUTOSPENDE DA VICE PRESIDENTE DELLA LOMBARDIA

"Mi dichiaro estraneo ai fatti che mi vengono contestati, domani (giovedì 16 ottobre) darò le mie spiegazioni al gip e mi autosospendo dalla carica di vicepresidente della Giunta Lombarda". Lo ha detto Mario Mantovani al suo difensore, Roberto Lassini, mercoledì 14 ottobre, durante il colloquio in carcere.
Per lui e per gli altri due arrestati - il suo stretto collaboratore Giacomo Di Capua e l’ingegnere del Provveditorato Opere Pubbliche per Lombardia e Liguria, Angelo Bianchi - la mattina di giovedì 15 ottobre si terrà l'interrogatorio di garanzia nel carcere di San Vittore davanti al gip Stefania Pepe.
"Sono più che sereno, sono sempre stato al servizio della comunità, della Lombardia, dei più deboli. Si pubblichino i miei conti correnti". Così ha invece detto l’assessore lombardo Massimo Garavaglia (Lega Nord), indagato nell’ambito della stessa inchiesta che ha portato in carcere Mantovani.
Intanto le opposizioni del Consiglio regionale della Lombardia hanno deciso di non partecipare al gruppo di lavoro in commissione Sanità previsto mercoledì 14 ottobre sulla seconda parte delle riforma del sistema sociosanitario, fino a quando sarà discussa in Aula la mozione di sfiducia al governatore Roberto Maroni.
Il M5S ha disertato anche la seduta di commissione che ha preceduto sia il gruppo di lavoro sia una audizione. Il capogruppo del M5S, Dario Violi, ha dichiarato: "Non partecipiamo alle sedute della sola commissione Sanità e al gruppo di lavoro sulla seconda parte della riforma sanitaria", ma "parteciperemo alle audizioni per rispetto di chi fa molti chilometri per essere audito". 
Da parte dei gruppi di centrosinistra, Pd e Patto civico, la posizione è quella annunciata già martedì 13 ottobre: fino alla discussione per la sfiducia a Maroni (che prevedibilmente si terrà il giorno 20 ottobre) parteciperanno alle sedute e alle audizioni ma non ai gruppi di lavoro(come oggi in Sanità), né, soprattutto, manterranno il numero legale per la validità delle sedute, qualora la maggioranza a causa di consiglieri assenti non riuscisse a mantenerlo da sola.

LE ACCUSE A GARAVAGLIA E LA BUFALA DI SALVINI

sALVINI DIFENDE GARAVAGLIA, L'ASSESSORE LEGHISTA E COSI DICE IN UN INTERVISTA AL CORRIERE DELLA SERA DI OGGI.

«È la prima indagine al mondo in cui si accusa una persona di aver cercato di dare una mano ad un’associazione benefica. Peraltro, senza riuscirci. Per l’ufficio di Garavaglia passano qualcosa come venti miliardi di euro».
Beh, la proroga dell’incarico all’associazione Croce azzurra Ticinia la avrebbe comunque favorita.
«Ma quale favorita, se poi non ha vinto? Comunque, ripeto: io l’avrei fatto e lo rifarei. Se c’è una Croce di qualsiasi colore, un’associazione che conosco e stimo, per farli partecipare a un bando io telefono anche al presidente della Repubblica».
Ma quello che racconta Salvini non corrisponde molto a quello che viene raccontato nell’ordinanza che ha portato in carcere Mario Mantovani e all’indagine su Garavaglia. Racconta infatti Giuseppe Guastella sempre sul Corriere della Sera che l’associazione di cui si parla, ovvero la Croce azzurra ticinia onlus, è stata esclusa dalla gara per il trasporto di malati dializzati nelle ASL Milano 1 e Milano 2 e a Pavia per mancanza dei requisiti. Garavaglia fa saltare la gara in corso prorogando così l’affidamento del servizio alla onlus di cui si parla:
Per l’appalto del servizio di trasporto dei malati che devono sottoporsi alla dialisi nelle Asl Milano 1 e Milano 2 e in quella di Pavia, la Regione Lombardia aveva stanziato nel 2014 11,3 milioni di euro. Solo che alcune piccole associazioni, come la «Croce azzurra ticinia onlus» che già fornivano il servizio alla Regione nel territorio di provenienza di Mantovani, sarebbero state escluse perché prive dei requisiti richiesti dal capitolato.
Un problema che fa scattare «l’apprensione» dell’attuale assessore leghista all’economia Massimo Garavaglia (indagato) che, annotano i documenti, allerta Mantovani il quale, in quel momento, è l’assessore alla sanità. Mantovani investe della questione Giorgio Scivoletto, il direttore generale della Asl Milano 1 (indagato), che «per non scontentare» il suo assessore si attiva «per trovare il modo di vanificare la gara in corso e prorogare l’affidamento del servizio ». Il risultato è l’annullamento della nuova gara con «il conseguente rinnovo dell’affidamento del servizio» alla «Croce azzurra ticinia onlus».
Non c’è quindi un appalto “vinto da altri” nell’accusa (anche se l’asta si è svolta successivamente), e nemmeno un “appalto truccato” viene contestato a Garavaglia; bensì nelle carte c’è un atto ben preciso: far saltare la gara, e questo non può che danneggiare chi era in regola all’epoca con i requisiti, per favorire qualcuno che non lo è. Ovviamente starà ai magistrati dimostrare la fondatezza dell’accusa e il suo peso, ma già da oggi si può registrare che Salvini è garantista con i suoi, e Pasqua con chi vuoi.
Edit: anche Sandro De Riccardis su Repubblica racconta meglio di cosa è accusato l’assessore leghista:
Una «penetrante turbativa» è quella all’Asl 1 Milano per l’appalto da 11 milioni per il servizio di trasporto dei pazienti dializzati. Una gara che Mantovani e Garavaglia, insieme ad altri indagati, avrebbero turbato per favorire la “Croce azzurra onlus”, che pure non aveva presentato offerte. Attraverso il collaboratore di Mantovani, Giacomo Di Capua, il gruppo si attiva e contatta il direttore generale dell’Asl, Giorgio Scivoletto (indagato), per vanificare gli esiti del bando. Il manager «ometteva così di assumere le delibere conseguenti all’aggiudicazione» e «prorogava le convenzioni alle associazioni che già avevano il servizio, tra le quali la CroceAzzurra». Il tutto, scrive il gip, «pur di favorire coloro che avrebbero portato consenso politico».

martedì 13 ottobre 2015

ECCO DI COSA ACCUSANO MANTOVANI



Il vicepresidente della Giunta regionale lombarda ed ex assessore alla Sanità Mario Mantovani è stato arrestato con le accuse di concussione, corruzione aggravata e turbata libertà degli incanti, nell’ambito di un’indagine della Procura di Milano. Nell’ambito della stessa inchiesta è indagato per turbativa d’asta anche l’assessore all’Economia della Regione Lombardia Massimo Garavaglia, ex parlamentare della Lega. Con Mantovani, arrestato in qualità di senatore, sottosegretario di Stato, assessore regionale alla Salute e sindaco di Arconate all’epoca dei fatti contestati, la guardia di finanza ha arrestato il suo collaboratore Giacomo Di Capua e un ingegnere del Provveditorato alle opere pubbliche per la Lombardia e la Liguria, Angelo Bianchi. Quest’ultimo era già stato arrestato nel 2008 per un caso di presunti appalti truccati in Valtellina e successivamente rinviato a giudizio con altri nel 2012. Le ordinanze di custodia cautelare sono state firmate dal gip Stefania Pepe, su richiesta del procuratore aggiunto Giulia Perrotti e del pm Giovanni Polizi. Per il gip, i tre arrestati hanno dimostrato «una spiccata capacità criminale» e una «propensione alla violazione delle regole». Ci sono anche altri 12 indagati che «hanno concorso a vario titolo nei reati». La Guardia di Finanza ha effettuato perquisizioni e sequestri di documenti nelle province di Milano, Pavia, Varese, Vercelli e Rimini, negli uffici degli indagati nella sede della Regione Lombardia e in 9 abitazioni e 17 enti e società. I fatti sarebbero stati commessi fra il 6 giugno 2012 e il 30 giugno 2014, quando Mantovani era senatore, sindaco di Arconate e assessore alla Salute della Lombardia.

L’architetto «amico»

Secondo il pubblico ministero Giovanni Polizzi, Mantovani avrebbe sfruttato l’influenza derivante dalle sue numerose cariche per pilotare alcune gare d’appalto nel settore sanitario, favorendo liberi professionisti in concorso con altri pubblici ufficiali e ottenendo in cambio «mazzette» non sotto forma di denaro, ma di prestazioni di professionisti. Per esempio, avrebbe ottenuto che i lavori di ristrutturazione di alcuni immobili di sua proprietà venissero realizzati da un architetto «amico», Gianluca Parotti, che in cambio avrebbe ottenuto alcuni incarichi pubblici e vinto alcune gare d’appalto. Dal restauro di Villa Clerici di Rovellasca a Cuggiono alla ristrutturazione di un fabbricato a fini abitativi ad Arconate, alla progettazione di palazzine residenziali nello stesso Comune, alla presentazione di un permesso per costruire in sanatoria la casa di riposo Opera Pia Castiglioni Villa La Gioiosa a Cormano: sono dodici le prestazioni professionali che sarebbero state ricevute da Mantovani da parte dell’architetto Parotti a titolo sostanzialmente gratuito in cambio, secondo gli inquirenti, della sua sponsorizzazione presso stazioni appaltanti pubbliche per quattro gare.
Trasporto dializzati: gara da 11 milioni
L’accusa di turbativa d’asta deriva dal fatto che Mantovani avrebbe contribuito a pilotare gare pubbliche relative tra l’altro al trasporto di pazienti dializzati, all’edilizia scolastica e alle case di riposo. Nell’elenco sono finiti anche la casa di riposo Opera Pia Castiglioni a Cormano e la struttura di Casorezzo, di cui Mantovani è socio, appartamenti e uffici ad Arconate, la cascina dove abita il politico e immobili di alcuni familiari. In particolare, la gara d’appalto indetta da un’aggregazione di Asl lombarde per l’affidamento del servizio di trasporto di malati avrebbe un valore di circa 11 milioni di euro. Altro capitolo dell’indagine è l’acquisto per un prezzo esiguo, secondo gli investigatori, da parte di una società riconducibile a Mantovani di un terreno edificabile del Comune di Arconate (di cui Mantovani era sindaco), oltre alla successiva aggiudicazione di un projet financing per la costruzione di una residenza sanitaria per anziani. Le indagini avrebbero accertato come Mantovani nei suoi vari ruoli politici avrebbe beneficiato di una serie di utilità personali, oltre ad avvantaggiare persone che facevano parte del suo entourage politico.
Le pressioni sul provveditore
Soprattutto, gli inquirenti puntano il dito sulle pressioni che Mantovani avrebbe esercitato sul provveditore delle opere pubbliche della Regione Lombardia e Liguria, Pietro Baratono, al fine di far reintegrare e «rendere» tutte le deleghe che erano state limitate al funzionario Angelo Bianchi, coinvolto in un procedimento alla Procura di Sondrio. L’indagine è nata dalla denuncia di Alfio Leonardi, dirigente del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti in servizio presso il Provveditorato alle Opere Pubbliche della Lombardia e della Liguria. Bianchi era stato arrestato nell’ottobre 2008 in qualità di funzionario del Provveditorato alle Opere pubbliche lombarde nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Sondrio su una serie di presunti appalti truccati in Valtellina. E nel dicembre 2012 era stato mandato a processo assieme ad un’altra ventina di persone. Proprio Leonardi aveva firmato un ordine di servizio per rimuovere Bianchi.

ARRESTO MANTOVANI. DICHIARAZIONE FIAMMA TRICOLORE

DICHIARAZIONE DEL SEGRETARIO NAZIONALE DELLA FIAMMA TRICOLORE ATTILIO CARELLI  IN MERITO ALL'ARRESTO DEL VICE PRESIDENTE DELLA REGIONE LOMBARDIA MARIO MANTOVANI.

“Evidentemente determinati metodi di mala amministrazione vengono ereditati o tollerati da giunte regionali di diverso colore, questa è la conseguenza della superficialità con la quale vengono scelti gli uomini per i posti chiave delle amministrazioni pubbliche, seguendo il solo criterio dell'utilità e del rapporto di voti dei gruppi a cui fanno capo- ci dice Attilio Carelli segretario nazionale della Fiamma Tricolore- Noi abbiamo sempre utilizzato il principio che un uomo che si è sporcato le mani una volta non possa e non debba essere mai più collocato in posizioni di responsabilità della cosa pubblica”

ARRESTATO MANTOVANI. TRUCCAVA APPALTI SUI DIALIZZATI


Il vice presidente della Regione Lombardia, Mario Mantovani, è stato arrestato con le accuse di concussione, corruzione aggravata e turbata libertà degli incanti in un'inchiesta della Gdf e della Procura di Milano che ha portato in carcere altre due persone, tra cui un dipendente della Regione.
   In carcere è finito anche Giacomo Di Capua, 34 anni, "in qualità di stretto collaboratore di Mario Mantovani e dipendente della Regione Lombardia" per le accuse di concorso in concussione, corruzione aggravata e turbata libertà degli incanti. Arrestato anche Angelo Bianchi "in qualità di ingegnere del Provveditorato Interregionale alle Opere Pubbliche per la Lombardia e la Liguria" per concorso in concussione "rivestendo il ruolo di R.U.P di gare aventi quale Stazione Appaltante il citato Provveditorato" ed "indagato" anche per corruzione aggravata e turbata libertà degli incanti. I reati contestati nell'indagine sarebbero stati commessi tra il 6 giugno 2012 e il 30 giugno 2014. Mantovani è stato arrestato nella qualità all'epoca "di senatore della Repubblica e Sottosgretario di Stato, assessore alla Salute della Regione Lombardia e sindaco del Comune di Arconate". Attualmente è vicepresidente della Regione. Sono state effettuate perquisizioni e sequestri di documenti a Milano, Pavia, Varese, Vercelli e Rimini anche per le ipotesi di reato di abuso d'ufficio e turbativa d'asta, ipotesi per le quali Mantovani è indagato "in concorso con altri soggetti". Perquisizioni anche negli uffici degli indagati al Pirellone, presso 9 abitazioni e 17 società "riconducibili" agli arrestati e ad altri 12 indagati.  

Ci sarebbero anche alcuni appalti per il servizio di trasporto dei malati dializzati tra le gare truccate dal vicepresidente della Regione Lombardia ed ex assessore alla Salute del Pirellone, Mario Mantovani, finito in carcere stamani assieme ad altre due persone. Inoltre, dall' inchiesta della Procura di Milano, emerge che Mantovani, arrestato anche in qualità di senatore, sottosegretario e sindaco di Arconate all'epoca dei fatti, sarebbe stato corrotto con lavori su immobili riconducibili a lui o ai suoi familiari.
pm Milano indagano anche assessore Garavaglia 
 Tra i 12 indagati nell'inchiesta della Procura di Milano che oggi ha portato all'arresto del vicepresidente della Giunta regionale lombarda ed ex assessore alla Sanità, Mario Mantovani, e di altre due persone, c'è anche l'assessore lombardo all'Economia, Massimo Garavaglia (Lega). Garavaglia, che è stato una delle persone perquisite oggi dalla Guardia di Finanza, è accusato di turbativa d'asta.

M5S, presentiamo mozione di sfiducia a Maroni 
Capogruppo 5 Stelle, si deve dimettere immediatamente "Meglio di così la Lombardia non poteva festeggiare la giornata della trasparenza: il vicepresidente Mantovani è stato arrestato, Maroni andrà a processo e, al momento risulterebbe indagato l'assessore al Bilancio Massimo Garavaglia, braccio destro del governatore. Stiamo predisponendo una mozione di sfiducia nei confronti di Maroni che si deve dimettere immediatamente". Lo dichiara Dario Violo, capogruppo M5S al Consiglio regionale lombardo.

lunedì 12 ottobre 2015

MITTI PIANTANIDA. LA PITTRICE DEI NAVIGLI

Avrete avuto modo sicuramente di sentire parlare di Maria Teresa Piantanida (MITTI) da tutti considerata la migliore acquerellista di Milano , oggi noi di Orme vogliamo dedicare questa carrellata fotografica di Mitti, di alcune delle sue opere, ma anche del suo studio che si trova proprio all'ingresso dell' ALZAIA NAVIGLIO GRANDE al 4 a due passi dalla nuova Darsena.  Non credo ci sia molto da aggiungere se non cheè in assoluto la numero uno e per questo merita la vostra visita.
LA BIOGRAFIA
Maria Teresa Piantanida in arte MITTI
E' nata e vive a Milano, lo studio si affaccia sull'Alzaia Naviglio Grande al numero 4 dove svolge la sua attività in una magica atmosfera milanese, fonte d'ispirazione per gran parte dei suoi quadri. Dal 1974 si dedica all'acquerello, tecnica che predilige ed insegna. Una sua opera è al "Museo della Carta e della Filigrana" di Fabriano, altre sono pubblicate sulle copertine di libri editi dalla Otma Edizioni e numerose fanno parte di collezioni private italiane ed internazionali.
Fa parte della giuria dei Premi Internazionali A.U.P.I. (Albo Ufficiale Pittori e Poeti Italiani) e Marche d'Acqua di FABRIANO.
Fondatrice dell'ASSOCIAZIONE CULTURALE "COINVOLGENTE" è ideatrice dell'iniziativa "La Lunga Sciarpa per il Naviglio" che promuove e divulga.
Nel suo sito internet www.mitti.it potete trovare il suo percorso artistico dagli esordi nel 1974 fino a giorni nostri e visionare un filmato che la riprende all'opera.
Presso lo studio Mitti è diponibile inoltre uno spazio espositivo con accesso dallo storico e caratteristico cortile, per esposizioni ed incontri culturali.
INFO
MITTI Maria Teresa Piantanida
Studio: Alzaia Naviglio Grande 4
20144 Milano
02 89415981- 3391768649

siti internet
www.coinvolgente.it (per la sciarpa)

MAIL
mitti@mitti.it