lunedì 17 settembre 2012

LA TIGRE ED IL BAMBINO

LA TIGRE E IL BAMBINO
Franco Libero Manco

Una tigre scappata da un circo si avvicinò ad un parco-giochi catturò un bambino di pochi anni, lo uccise con la sua possente dentatura e lo divorò davanti allo sconcerto e il terrore di tutti. L’orrore suscitato fu grande, le persone urlavano, si disperavano, piangevano, il mostro sanguinario doveva essere ucciso, sterminato. La belva assetata di sangue fu abbattuta dalla polizia. Ma la tigre era affamata da giorni, aveva dei cuccioli da allattare, era anatomicamente strutturata ad uccidere, a mangiare la carne, non aveva altra scelta per vivere.

Un vitello, a pochi mesi di vita, era stato tolto alla madre che ancora lo allattava. La mucca pianse e lo cercò per giorni. Il coltello del macellaio gli recise la gola e la sega lo sezionò staccandogli tutte le membra e fu appeso a pezzi nella macelleria. Una gentile signora si recò ad acquistare carne di vitello. La signora non era affamata, non era strutturata anatomicamente a mangiare la carne, non aveva le possenti zanne della tigre, solo le piaceva mangiare la tenera carne del vitello. Nessuno gridò all’orrore, nessuno si disperò né pianse, né invocò giustizia contro il macellaio e contro la donna. Nessuno chiese la loro uccisione: non erano mostri sanguinari: erano esseri umani civili, democratici, evoluti.

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