venerdì 16 marzo 2012

CRISTIANESIMO ED ANIMALI UN COACERVO DI CONTRADDIZIONI


Gli animali nel CRISTIANESIMO
di Beatrice Borreani e Martina Giacobbe 5C
"Gli uomini fanno agli animali ciò che sono capaci di fare ai propri simili"
S. Mordysnky
"Scopersi nella macchina degli animali un fine savissimo, un fine degnissimo della Divinità"Gaspare Gherardini , canonico di Santo Spirito di Roma , nella metà del Settecento
"Riusciremo un giorno a vergognarci di come trattiamo oggi gli animali, così come ci vergogniamo dello schiavismo, dell'oppressione delle donne e delle guerre (tutti comportamenti che abbiamo giustificato in nome della religione)? Me lo auguro ma il cammino è lungo." Don Angelo - Colloqui con il Padre Famiglia Cristiana (9/2002)

Dal "CatechesMO DELLA CHIESA cattolica":
Il rispetto dell'integrità della Creazione
2415 Il settimo comandamento esige il rispetto dell'integrità della creazione. Gli animali, come anche le piante e gli esseri inanimati, sono naturalmente destinati al bene comune dell'umanità passata, presente e futura.
290 L'uso delle risorse minerali, vegetali e animali dell'universo non può essere separato dal rispetto delle esigenze morali. La signoria sugli esseri inanimati e sugli altri viventi accordata dal Creatore all'uomo non è assoluta; deve misurarsi con la sollecitudine per la qualità della vita del prossimo, compresa quella delle generazioni future; esige un religioso rispetto dell'integrità della creazione.
2416 Gli animali sono creature di Dio. Egli li circonda della sua provvida cura.
292 Con la loro semplice esistenza lo benedicono e gli rendono gloria.
293 Anche gli uomini devono essere benevoli verso di loro. Ci si ricorderà con quale delicatezza i santi, come san Francesco d'Assisi o sanFilippo Neri, trattassero gli animali.
2417 Dio ha consegnato gli animali a colui che egli ha creato a sua immagine.
294 È dunque legittimo servirsi degli animali per provvedere al nutrimento o per confezionare indumenti. Possono essere addomesticati, perché aiutino l'uomo nei suoi lavori e anche a ricrearsi negli svaghi. Le sperimentazioni mediche e scientifiche sugli animali sono pratiche moralmente accettabili, se rimangono entro limiti ragionevoli e contribuiscono a curare o salvare vite umane.
2418 È contrario alla dignità umana far soffrire inutilmente gli animali e disporre indiscriminatamente della loro vita.

L'amore di San Francesco per "tutte le creature"
La carità di Francesco «si estendeva con cuore di fratello non solo agli uomini provati dal bisogno, ma anche agli animali senza favella, ai rettili, agli uccelli, a tutte le creature sensibili e insensibili.
E che dire delle altre creature inferiori, quando sappiamo che, durante l’inverno, si preoccupava addirittura di far preparare per le api miele e vino perché non morissero di freddo?
Perfino per i vermi sentiva grandissimo affetto, perché la Scrittura ha detto del Signore: “Io sono verme e non uomo”; perciò si preoccupava di toglierli dalla strada, perché non fossero schiacciati dai passanti.
Un giorno S.Francesco andò alla elemosina assieme a frate Massèo e i due si imbatterono in un uomo che portava al mercato due agnelli da vendere, legati, belanti e penzolanti dalla spalle.
All’udire quei belati, il servo di Dio, vivamente commosso, si accostò, accarezzandoli, come suol fare una madre con i figlioletti che piangono, con tanta compassione e disse al padrone: “Perché tormenti i miei fratelli agnelli, tenendoli così legati e penzolanti?”. Rispose: “Li porto al mercato e li vendo: ho bisogno di denaro”.
E Francesco: “Che ne avverrà?”. E quello: “I compratori li uccideranno e li mangeranno».
Nell’udire questo il santo esclamò: «Non sia mai! Prendi come compenso il mio mantello e dammi gli agnelli». Quell’uomo fu ben felice di un simile baratto, perché il mantello, che Francesco aveva ricevuto a prestito da un uomo proprio quel giorno per ripararsi dal freddo, valeva molto di più delle bestiole.
Infatti ogni creatura dice: Dio mi ha creato per te, o uomo! Noi che siamo vissuti con lui, lo vedevamo rallegrarsi interiormente ed esteriormente di quasi tutte le creature, così che, toccandole o mirandole, il suo spirito sembrava essere in cielo, non in terra. E per le grandi gioie che aveva ricevuto e riceveva dalle creature, egli compose, poco prima della sua morte, alcune Lodi del Signore per le sue creature, per incitare alla lode di Dio i cuori di coloro che le udissero, e così il Signore fosse lodato dagli uomini nelle sue creature».

Le diverse posizioni nella Chiesa cattolica sul rapporto con gli animali
Il gesuita tomista Viktor Katherin scrive in "La morale cattolica esposta nelle sue premesse e nelle sue linee fondamentali 1907: " Il bruto non possiede diritti di sorta (...) L'uomo non solo non ha verso i bruti dei doveri giuridici ma nemmeno doveri di altro genere (...) Come dovremmo avere dei doveri verso creature che possiamo a nostro capriccio fare a pezzi, arrostire e mangiare? il motivo intrinseco è che l'animale non è persona ossia non è creatura ragionevole, sussistente per sé, ma semplice mezzo per il nostro fine.
Leggiamo poi in un libro di Andrea Mercatali, della pontificia Università Urbaniana destinato non al pubblico ma agli operatori e a coloro che fanno formazione, come spiega l'introduzione. Pag. 29: La presenza"cosciente" riguarda solo e unicamente gli esseri umani. Le cose non sono presenti: esse sono semplicemente là; le cose non sono nemmeno assenti: ci sono o non ci sono. Nemmeno nell'animale si può parlare di presenza: presenza richiama l'esistenza di un essere uguale - l'uomo -, o superiore - Dio e i suoi spiriti - con il quale stabilire un rapporto interpersonale. E' aberrante un rapporto di carattere personale con un essere inferiore: ne è incapace perché è privo delle facoltà intellettuali - quindi spirituali- per stabilire tale rapporto. Tutt'al più l'animale diverrà un buon "accompagnatore" dell'uomo nel suo cammino terreno, mai un compagno con il quale si condivide la realtà esistenziale. Al di là dell'interpretazione che può essere data, il tono con cui l'autore esprime il suo pensiero rende evidente che la concezione degli animali è improntata su un profondo disprezzo per gli stessi (quel tutt'al più è veramente chiaro, come pure la categoricità del termine aberrante) disprezzo purtroppo ancora dominante nella Chiesa di oggi. Come quindi vengano formati gli operatori con questi testi è immaginabile.
Vi è una serie di segnali, che mostrano  non solo che il rapporto con gli animali nel Cattolicesimo sia pienamente compatibile verso il loro rispetto, ma anzi che questo potrà svilupparsi su binari che nulla hanno da invidiare a quello di molte religioni orientali; la straordinaria e rivoluzionaria impostazione (per il Cattolicesimo) di questo rapporto data dal teologo prof. Paolo de Benedetti in una serie di trasmissioni nella rubrica Uomini e Profeti ne è una dimostrazione. ricordiamo d'altronde che il quinto comandamento è "non uccidere" e non "non commettere omicidio"; solo un'interpretazione tradizionale ma distorta ne limita la portata ai soli esseri umani.
Ed infatti negli ultimi decenni la Chiesa ha ripensato il ruolo degli animali nel creato.
Paolo VI, parecchi anni prima, aveva affermato: <<Gli animali sono la parte più piccola della Creazione Divina, ma noi un giorno li rivedremo nel Mistero di Cristo>> e rivolto ai Medici Veterinari: "Vi esprimiamo il nostro compiacimento per la cura che prestate agli animali, anch'essi creature di Dio, che nella loro muta sofferenza sono un segno dell'universale stigma del peccato e dell'universale attesa della redenzione finale, secondo le misteriose parole dell'apostolo Paolo."

Papa Giovanni Paolo II nel 1990 si espresse in tali termini: "La Genesi ci mostra Dio che soffia sull'uomo il suo alito di vita. C'è dunque un soffio, uno spirito che assomiglia al soffio e allo spirito di Dio.  Gli animali non ne sono privi."
Non sono solo animali , cioè non è solo un cane, un gatto, una tartaruga o un criceto etc.: Fanno parte del valore affettivo dell'uomo, a sua volta questo strano animale che non si arrende all'idea che tutto finisca, e che aspira all'immortalità per sé e per tutti i suoi cari.
Queste due frasi vanno meditate. Quella di Giovanni Paolo II fa capire che anche gli animali hanno un’anima; Quella di Paolo VI ci dice che faranno parte del “Mistero di Cristo”, cioè della Risurrezione, e della vita eterna

Altre affermazioni invece contraddiscono le aperture della Chiesa precedentemente citate.
Discorso di Pio XII ai lavoratori del mattatoio di Roma, del 17 novembre 1957:
«I gemiti delle bestie abbattute e uccise per giusto motivo non dovrebbero destare una tristezza maggiore del ragionevole, mentre non ne procurano i colpi del maglio sui metalli roventi, il marcire dei semi sotterra, il gemere dei rami al taglio della potatura, il cedere delle spighe all'azione dei mietitori, il frumento che viene stritolato nella macina da molino».
Dal "Corriere della Sera" riguardo al discorso di Papa Benedetto XVI nel 2008
CITTA' DEL VATICANO - «Mentre nelle altre creature, che non sono chiamate all'eternità, la morte significa soltanto la fine dell'esistenza sulla terra, in noi il peccato crea una voragine che rischia di inghiottirci per sempre, se il Padre che è nei cieli non ci tende la sua mano». Queste parole severe, che contraddicono le «aperture» di Paolo VI sulla possibilità che anche gli animali vadano in Paradiso, Benedetto XVI le ha pronunciate nella Cappella Sistina, proprio accanto allo straordinario affresco michelangiolesco del Giudizio Universale. E lo ha fatto nell'omelia di una messa destinata ad essere ricordata a lungo: dopo 40 anni, per la prima volta, infatti, un Papa ha celebrato con le spalle ai fedeli.
GLI ANIMALI E LA MORTE - Prima di impartire il battesimo a 13 bambini , come avviene ogni anno seguendo una tradizione inaugurata da Giovanni Paolo II, il Papa teologo ha letto la sua omelia da un trono collocato sulla parete di destra e non al centro della Cappella Sistina, evocando più volte il tema della morte. Che per gli animali, appunto, non sarebbe da considerare come il possibile inizio della vita eterna.
Etica cristiana e Diritti degli animali
di Monsignor Mario Canciani (biblista ed esperto di simbologia religiosa)
Dobbiamo riconoscere che la morale cristiana non ha elaborato fin qui un pensiero coerente e sistematico sulla sperimentazione animale. È indubbio anzi che gli uomini di chiesa spesso hanno veicolato teorie caratterizzate da profonda insensibilità e indifferenza etica.
Uno spartiacque tra le due mentalità è stato indicato da Papa Giovanni Paolo II: “
Non solo l'uomo ma anche gli animali hanno un soffio divino".
A Valencia in Spagna, dove sono stato chiamato dalla TV canale 9, il giornalista Alfons Clorenç ha iniziato il dibattito così crudelmente: “Fin qui sapevamo che un pollo rappresentava delle calorie; ora sappiamo che ha anche un'anima. Come la mettiamo?”
Ho avuto davanti agli occhi subito la visione al rallentatore di un'infinità di polli in batteria in gabbie dove in 45 cm. di spazio vivono strette l'una all'altra 9 galline. Aveva ragione Bentham nel periodo dell'esplosione dell'epoca industriale in Inghilterra:Non si tratta di vedere se gli animali abbiano la parola o l'intelligenza, quanto piuttosto se possano soffrire”.
Mi ha commosso la lettura di I poteri mentali dell'uomo e quelli degli animali inferiori” di Charles Darwin:È noto l'amore del cane per il suo padrone: e tutti sanno che nell'agonia della morte egli accarezza il padrone; e ognuno può aver sentito dire che che il cane che soffre mentre viene sottoposto a qualche vivisezione lecca la mano dell'operatore; e quest'uomo, a meno di avere un cuore di sasso, deve provare rimorso fino all'ultima ora della sua vita".
Tuttora nella deontologia medica impera una concezione esclusivamente "strumentale" degli animali. Essi sono considerati unicamente in termini di utilità e di vantaggio per l'essere umano. Questo è l'atteggiamento ancora dominante nella nostra cultura, ma non è più giustificabile una concezione della realtà che potremmo chiamare di tipo piramidale in cui l'uomo sta al vertice e la di sopra di tutto.
Forse il Cristianesimo, per quanto concerne il rapporto uomo-animale, si è ispirato alla linea greco-aristotelica e non a quella biblica. Un antropocentrismo esagerato è del tutto alieno dalla visione scritturistica, dove il creato non è semplicemente un "fondale" per l'uomo, ma una realtà viva e palpitante.
L'essere umano nei confronti delle creature animate e inanimate non ha soltanto dei diritti ma anche dei doveri. La Sollecitudo rei socialis (34, 26) parla del rispetto che si deve alla natura di ciascun essere e della sua mutua connessione in un sistema ordinato, che è appunto il cosmo.
La rinnovata comprensione della creazione ci deve spingere ad avere prospettive adeguate entro le quali possiamo comprendere ciò che è giusto o è ingiusto fare. Bisognerà attivare un'autentica responsabilità verso la vita globale del pianeta e non soltanto verso la vita umana.
Occorrerà debellare la sopraffazione arbitraria, cercando situazioni alternative che permettono fin d'ora il rifiuto e l'opposizione a ogni forma di sperimentazione sugli animali.
Movimenti e gruppi sono scesi in campo per la difesa degli animali. C'è una nuova sensibilità emergente nell'opinione pubblica e soprattutto nei giovani. Sono fenomeni meritevoli di una lettura e di interpretazione adeguate da parte dei cristiani e da ognuno che cerchi sinceramente il bene. Non esitiamo a considerarli, come avrebbe fatto Papa Giovanni XXIII, "segni dei tempi".

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